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Marina De Caro, ischitana di adozione, ci presenta la poetessa e pittrice di S. Antimo
Carmen Auletta, nuova amica di LENOIS “Le nostre isole”.
Di Marina De Caro scriveranno prossimamente su queste pagine i Pionieri di LENOIS, mentre, in questa breve nota, desideriamo solo segnalarla per la coerenza intellettuale e l’educazione sociale che sono senza dubbio frutto “anche” degli insegnamenti del papà Antonio, uno dei primi professionisti del settore alberghiero giunti nella nostra isola durante gli anni in cui Ischia balzava con decisione alla ribalta del sistema turistico.
Balzava alla ribalta ed otteneva, grazie proprio a professionisti del calibro di Antonio De Caro, risultati forse imprevedibili, e ci sarebbe da aggiungere con rammarico, forse troppo consistenti e troppo immediati per consentire all’isola uno sviluppo a misura di territorio e di giustizia sociale, ma questo è un altro discorso perché ora siamo qui a porgere il nostro “Benvenute!” a Marina De Caro e alla poetessa-pittrice Carmen Auletta.
Carmen Auletta nuova Amica del
progetto culturale LENOIS “Le nostre isole”
Il primo contatto che ho avuto con Carmen Auletta è stato su Facebook, dove mi ha inviato il link, di alcune sue poesie, poesie che recitava, con un dolce sottofondo musicale.
Non ho ascoltato le poesie, sono stata “catturata” dalla sua voce: forte, melodiosa, sicura ma interrogativa!
Ho, allora, guardato la sua foto, un viso molto bello, due occhi neri profondi… una treccia…
Carmen Auletta è una bella donna di 56 anni, che vive a S. Antimo, paesino vicino Napoli, è lì che è nata ed ha vissuto.
A 6 mesi fu colpita dalla poliomielite, ricoverata in ospedale, ne uscì all’età di tre anni, in quegli anni non ricorda di aver ricevuto alcuna visita; la madre era sparita e il padre aveva trovato una nuova compagna.
Riportata a casa, vi visse fino all’età di 8 anni, subendo ogni tipo di violenza, fisica e psicologica dalla compagna del padre, fino a che fu portata in un educandato…
Bambina sofferente nel fisico e nell’animo, fu subito giudicata “una disadattata” e dovette subire vessazioni dagli insegnanti e, soprattutto dalle compagne di collegio.
“Fortunatamente avevo trovato il mio metodo per essere immune.
Mi ero creata il mio mondo di fantasia, dove mi rifugiavo per non sentire dolore.
Vedevo me stessa come una bambina estranea… Che le facessero tutto il male possibile, non era a me che lo facevano, ma all’altra...”
Un giorno accadde un fatto straordinario che avrebbe cambiato per sempre la vita di Carmen: l’insegnante, passando tra i banchi, mentre le ragazze facevano degli esercizi di grammatica, le disse: “BRAVA!”
Un terremoto di emozioni la sommerse, nessuno mai le aveva detto “BRAVA!”
“A questo punto fu come mi fossi svegliata… da un lungo sonno“, dice Carmen.
Si sarebbe impegnata ad essere brava.
Riferendosi a quegli anni, dalla nascita al nuovo inizio, dice:
“I ricordi, certi ricordi, sono come tatuaggi, non vanno più via, sono parte della tua anima, della tua vita.”
Carmen si sposò con un pittore, ebbe 2 belle figlie ma, alcuni anni dopo, la malattia preesistente si complicò con una trombosi che da allora la costringe a letto.
Brutta depressione, da cui riesce ad uscire con l’aiuto del computer, mediante il quale può fare tante cose, molte di più, sebbene diverse, di quelle di una persona cosiddetta “normale”.
Carmen comincia a scrivere poesie che piacciono, comincia anche a dipingere sul letto con colori acrilici che possono essere diluiti con la semplice acqua.
Esperti definiscono il tutto “poesia dipinta”.
Avremo modo in futuro di analizzare la sua poetica e la cromaticità delle sue opere pittoriche, per oggi, incominciamo a conoscerla attraverso una sua lirica.
Ncopp’ O’ scoglio
Che strana cosa ch’è sta pecundria
o core int’a roccia ‘mprigionato,
cerca e se libberà ‘e sta malatia’
ma nun ‘a tene a’forza, è scombussolato.
Ncopp’ a stu scoglio va sbattenno ll’onna
ca vene a se’mbruglià comme ‘e penziere,
Sta scumma janca ll’anema me ‘nfonne,
me parla comme fa na cunsigliera
E m’accumpagna chesta voce e’ mare
ca chianu chianu ‘a capa m’ha acquietato,
facennome scurdà tutto ll’amaro
ca dint’o core mio steva astipato
Poesia tradotta in inglese e presentata all’ONU.
Marina De Caro
Carmen Auletta
Un dipinto di Carmen Auletta
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